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Istituto Comprensivo Statale  ”L. PIRANDELLO”

L’I. C.  Luigi Pirandello si compone di plessi distinti, ubicati in zone distanti del quartiere Paolo VI.

Note e Contesto Ambientale

Cenni storici sul quartiere 

Il  Quartiere  PAOLO VI, sorto nel 1959, si estende nel territorio compreso in circa  trecento ettari di terreno in località “Macchie” così chiamata per la presenza della fitta vegetazione della cosiddetta “Macchia Mediterranea”. Negli anni dello sviluppo economico della città, che vide il sorgere dell’imponente industria, siderurgica ITALSIDER,  il quartiere  fu individuato  per la nascita di un agglomerato di abitazioni destinate alle famiglie dei dipendenti che lavoravano nell’acciaieria  e così in poco tempo quel territorio, che si presentava sino ad allora come una vasta distesa vegetativa, divenne il fulcro alternativo alla città propriamente definita. La nascita del quartiere coincise con il  pontificato di Papa Paolo VI, il quale fu ospite della nostra città nel Natale del 1966 , in cui ebbe modo di visitare l’industria siderurgica  ed intrattenersi con gli operai, celebrando la Santa Messa. Nel messaggio rivolto ai lavoratori, il Pontefice espresse chiaramente il rispetto della Chiesa per il mondo del lavoro e per tutti gli operatori, i quali spesso in  condizioni disagiate ed anche a rischio della propria vita, giorno dopo giorno, lavorano per il bene della collettività. Il Santo Padre ribadì l’inderogabile impegno per Chi  detiene il potere  di garantire  il miglioramento delle condizioni  di vita ai lavoratori e alle loro famiglie, sia a livello economico che culturale-sociale. Questo fatidico incontro con il rappresentante della Santa Chiesa rimase un’esperienza tanto forte da far si che, al nascente quartiere, gli stessi lavoratori dessero il nome di “ Quartiere PAOLO VI “in onore del Pontefice passato alla storia quale “Papa dei lavoratori”. Il trascorrere degli anni non ha assolutamente diminuito il ricordo di quella visita  ed il messaggio lasciato  diventa impegno costante degli  Amministratori per dotare quel  territorio circoscrizionale di realtà culturali e sociali che lo differenzi dalla strada e dall’essere un quartiere ai limiti della città. A tal riguardo sono stati importanti gli insediamenti di complessi istituzionali,  a partire dalla Corte d’Appello, la Facoltà del Corso di laurea in Ingegneria dell’Università degli Studi di Bari, sede di Taranto e la  Cittadella della Carità , imponente ed importante complesso sanitario.  A valorizzare ancor più il territorio circoscrizionale vi è la presenza del meraviglioso Parco del Mirto , così chiamato per la molteplice e spontanea crescita  di questa profumata pianta aromatica. Un’altra caratteristica presente in questo quartiere e specificatamente nel litorale che si affaccia sul primo seno del Mar Piccolo  è il famoso “citro aijedda” , chiamato cosi dal canale d’Aiedda che costituisce uno dei limiti territoriali . I cosidetti citri sono delle sorgenti d’acqua dolce in acqua salata e costituiscono sicuramente un’attrativa per la particolarità dei vortici che si formano, tanto da apparire degli anelli nel Mare.

Il territorio:

Il territorio presenta una realtà socioculturale ed economico - ambientale eterogenea ed è caratterizzato da:

  •   elevatissima presenza edilizia;
  •   alta densità abitativa
  •  progressiva scomparsa delle attività agricole e delle industrie medio/grandi;
  •   rete stradale caratterizzata dalla saturazione di traffico;
  •   presenza di pochissime infrastrutture di tipo sociale e sanitario,  di interesse comprensoriale.
  •   cospicuo iniziale assetto socio-economico  di tipo operaio
  •   ad oggi diversificata presenza di ceti sociali, lavorativi, economici e culturali provenienti da altre zone cittadine  con motivazioni, esperienze e stili di vita profondamente diversi.

Nella zona nord del quartiere sorge l’Ospedale Nord, polo sanitario che vede alcuni reparti di fondamentale importanza nella città di Taranto, tristemente assurta alle cronache nazionali per “il problema Ilva “ e per le connesse complicazioni  sanitarie registrate nella popolazione adulta ed infantile. L’Ospedale Nord è sede del centro oncologico e del centro ematologico oltre ad essere presidio oculistico, cardiologico, radiologico, otorinolaringoiatrico.   La presenza di condomini  ubicati nella zona che circonda l’ospedale Nord e nella zona del cosiddetto primo lotto (“le case bianche“ popolate da larghe fasce di disoccupati, di sfrattati, di abitanti provenienti da case pericolanti nella città vecchia, dalle case parcheggio del rione Tamburi) ha determinato e, purtroppo, ancora determina la presenza di una popolazione che accumula storie di difficoltà, di emarginazione, di disoccupazione che spesso sfociano nella pratica di attività illegali e determinano situazioni in cui anche i minori, in quanto non perseguibili dalla legge come autori di infrazioni, o come spettatori di situazioni a rischio vissute dai genitori o dalle famiglie, sono coinvolti.   Diversi i genitori lontani per scontare pene carcerarie o presenti in casa, ma legati alle norme degli arresti domiciliari.   Questa realtà ha caratterizzato e continua ad essere momento saliente di una larga parte della popolazione del quartiere identificato pertanto come nucleo di “una zona a rischio”.

  • Contesto socio - culturale dell’Istituto

L’assetto culturale di una larga fascia di abitanti sconfina spesso nell’assenza quasi totale di scolarizzazione e di conoscenze fondamentali e nell’incapacità o nell’indifferenza a seguire la vita scolastica dei propri figli. L’inesperienza rasenta a volte l’analfabetismo, che non è solo culturale ma anche sociale, rivelando stili di vita che sono simboli di abbandono e di trascuratezza. Si affianca a questa realtà depauperata la presenza di famiglie con un tasso di scolarizzazione di base e con genitori attenti e partecipi delle vite e della formazione dei figli anche se spesso legati alla mera soddisfazione di ogni richiesta degli stessi.

  • Contesto socio economico

L’assetto economico passa da situazioni di assoluta indigenza a situazioni legate a variabilità, legate al lavoro saltuario o ai destini dei lavoratori industriali posti in cassa integrazione o, talora, all’andamento dei traffici illegali operati dai genitori.    I ragazzi più sfortunati, quelli insomma che determinano l’appartenenza ed il riconoscimento della zona a rischio nonché la necessità di intervento contro la dispersione e la microcriminalità, vivono la loro giornata nei cortili degli stabili, nella migliore delle ipotesi giocando eternamente a pallone, sfrecciando su motorini, del tutto privi di riferimenti educativi familiari, abbandonati a se stessi e alla cultura del gruppo.     La mancanza di negozi, di ritrovi, ad eccezione delle attività parrocchiali, determinano povertà di momenti aggreganti che abbiano riflessi in un impegno culturale, di crescita morale, personale e collettiva.    In questo quadro, accanto alla chiesa, la scuola diventa momento fondante come presenza e come azione da appoggiare o da contrastare, in un rapporto di amore o di insofferenza che risulta essere, comunque, in entrambi i casi, molto forte.      Tale realtà è viva nella scuola materna, nella scuola elementare e nella scuola media.     Esiste, accanto a questa realtà defraudata, la presenza di una fascia di popolazione che è espressione di una stabilità economica e di una attenzione verso la formazione dei figli, sia dal punto di vista scolastico che sociale.    Ci sono cooperative edilizie dove le condizioni di vita sono decisamente tranquille, dove i ragazzi vivono una serenità sociale ed economica che si riflette nel loro modo di agire, di vestire, di mangiare, di giocare. Sino a pochi anni fa questi ragazzi erano immancabilmente portati a frequentare le scuole del centro cittadino; ora, con grande impegno, si sta cercando di invertire questa tendenza per realizzare una aggregazione del quartiere ed una integrazione socioculturale che partendo dai più piccoli vuole arrivare anche alla popolazione degli adulti.    Sino a ieri due mondi  contrastanti, ma innegabilmente coesistenti, fonte di esperienze di vita e di comportamento che la scuola si trova ad affrontare, a dover gestire, con l’intento di avviare tutti i ragazzi ad un processo di educazione che si esplica anche  attraverso l’istruzione, per realizzare una formazione che possa, rispettando le identità di ciascuno, offrire le opportunità  di raggiungere, attraverso l’apprendimento, capacità, sviluppo delle abilità personali per una migliore autonomia di vita. 

 

 

Dove siamo

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